La coltivazione perfetta

Dopo alcuni anni di esperienza nella coltivazione di centinaia di piante e varieta’, spero che la coltivazione 2008 sia quella “perfetta”.
Ho imparato molto, soprattutto dai miei errori, e ho raccolto anche molte idee altrui.
Questo articolo descrive le tecniche che utilizzero’ l’anno prossimo; spero possa essere utile anche ad altri.

Il numero di piante sara’ limitato, non piu’ di 50-60, in modo da poter dedicare a ognuna piu’ spazio e tempo in ogni fase dello sviluppo.
Le varieta’ saranno quelle che mi hanno dato piu’ soddisfazione in questi ultimi anni (naga, vari habanero, qualche ornamentale, molti wild), qualche interessante varieta’ mai coltivata e qualche esperimento.

La semina inizia a meta’ gennaio con la tecnica ormai collaudata della germinazione in scottex.
I semi sono racchiusi tra due strati di scottex umido appoggiati su un sottovaso rettangolare.
L’intero sottovaso e’ chiuso in un sacchetto di nylon (forato) per mantenere l’umidita’.
Il tutto e’ sistemato in una cassa di legno riscaldata a 30 gradi e illuminata (poco) con un singolo neon.
Il sistema dello scottex permette di ottimizzare lo spazio perche’ si interrano solo i semi effettivamente germinati.
Per varieta’ di difficile germinazione e’ possibile mettere in scottex molti semi per aumentare le probabilita’ di successo (ma bisogna poi resistere alla tentazione di piantare tutti i semi germinati).

Con gli esperimenti dell’anno scorso ho rilevato che la cassa (con dei fori nel coperchio) e’ in equilibrio termico a circa 30 gradi, la temperatura ideale; non sono necessarie ventole, termostati o altro.
I semi germinati sono trasferiti in bicchierini da caffe’ riempiti di terriccio per semina (fine) sempre all’interno della stessa cassa in legno.
I bicchierini sono sistemati in sottovasi e innaffiati una volta al giorno da sotto.
Naturalmente occorre praticare dei fori sul fondo dei bicchierini per far entrare l’acqua e far uscire quella eventualmente in eccesso.
Se il terriccio si asciuga troppo sopra, una spruzzata di acqua in superficie puo’ essere utile.
Una copertura in tessuto-non tessuto sopra i bicchierini contribuisce a mantenere umidita’ e temperatura.
Il neon, oltre che calore, fornisce anche un po’ di luce agli “uncini” appena spuntati, fino al trasferimento in piena luce (che deve essere effettuato prima possibile).

Chi semina per la prima volta e’ sempre proccupato e ansioso di vedere spuntare i primi germogli; non bisogna avere fretta, tempi tra 3 e 10 giorni sono nella norma, ma per certe varieta’ (tepin) in certi casi bisogna attendere anche due mesi!

Appena spuntano i piccoli fusticini, i bicchierini sono trasferiti sotto neon ad una distanza di circa 10 cm dalla luce; ora si puo’ esagerare con la luce, mentre la temperatura e l’umidita’ sono meno importanti; i neon possono essere in ambiente aperto a temperatura ambiente (ma naturalmente a pochi cm dai neon la temperatura e’ comunque elevata). La mia soluzione attuale e’ costituita da 4 neon fissati sotto un tavolo; un telo bianco limita la dispersione di luce e calore. 

I bicchierini sono disposti in sottovasi rettangolari. Innaffio una volta al giorno versando un dito d’acqua nei sottovasi.
E’ opportuno controllare piu’ volte nella giornata per individuare subito eventuali carenze idriche (piantine floscie).

In questa fase il pericolo sono gli attacchi fungini; un trattamento preventivo con un fungicida (p.es. propamocarb cloridrato) e’ opportuno.
Il pericolo non e’ da sottovalutare, molti coltivatori hobbysti l’anno scorso hanno perso molte piantine (anche tutte) per attacchi di Phytium spp.
Il problema e’ che le piantine a stretto contatto si trasmettono facilmente le infezioni.
Io ho perso solo una piantina, ma la perdita mi ha dato l’idea per un riuscito scherzo il primo di aprile;
molti ricorderanno ancora il mio drammatico post su un forum “Tragedia nella light-room” … eheheh

Quando le piantine hanno 8-10 foglie vere e’ il momento del travaso.
E’ mia intenzione saltare il passaggio su vasi intermedi (15 cm) e travasare direttamente nel vaso finale.
Il travaso e’ sempre un piccolo trauma per la piantina, doppio se (come nel 2007) il travaso finale coincide anche con l’uscita all’aria aperta e al sole … l’idea e’ di limitare questi choc.

Questa scelta e’ comunque condizionata allo spazio a disposizione per mantenere le piantine in ambiente caldo e luminoso.

Il vaso in questa fase va completato con bacchette di sostegno.
Le bacchette devono essere ben ferme (oppure deve essere previsto un sostegno esterno a cui fissarle);
la primavera 2007 e’ stata molto ventosa e la forza distruttiva del vento non deve essere sottovalutata!
Ottimo il metodo di “butternut”, tre bacchette disposte a piramide e fissate ai bordi del vaso; autoportante, solido, semplice.
Come bacchette sono perfetti i tubi tondi per il passaggio dei fili elettrici (facili da tagliare ed economici).
Importante anche una targhetta di identificazione delle piante; evitare pennarelli che spariscono al sole o all’acqua e anche scritte intorno al vaso (scomodissime! quando le piante sono cresciute); meglio un cartellino plasticato scritto con pennarello indelebile e fissato alle bacchette di sostegno.

Il terriccio e’ fondamentale; deve essere di buona qualita’, possibilmente miscelato con fiocchi di perlite o pomice.
Io metto un sottile strato di pomice anche sul fondo per facilitare il drenaggio; va bene anche l’argilla espansa.

Al travaso e poi a cadenza quindicinale e’ opportuno un trattamento con rame+zolfo per prevenire varie malattie batteriche e fungine (almeno fino a quando le temperature notturne sono ancora basse).

Consigliabile anche un periodico trattamento preventivo con un blando insetticida per “pulire” le piante da uova e larve di tripidi, aleurodidi, afidi ecc (a inizio stagione 2007 hanno creato un bel po’ di problemi).
Io uso il Neem, efficace e praticamente innocuo per l’uomo e le api.
Conviene tenere sempre pronto un insetticida a base di piretro naturale per contrastare eventuali attacchi massicci di afidi.
Non mi sono mai trovato nella necessita’ di utilizzare insetticidi piu’ potenti (Confidor ecc); l’importante e’ tenere sempre gli occhi bene aperti e individuare gli attacchi in fase iniziale.

Se tutto e’ andato bene con la germinazione e prime fasi della crescita a questo punto e’ piu’ o meno meta’ febbraio.
Dove mettere le piantine visto che fuori e’ ancora troppo freddo ?
Questo e’ un punto critico.
Chi ha seguito la mia coltivazione 2007 sa gia’ che la mia soluzione e’ una “light-room”, una piccola stanza (3×4) con un’ampia vetrata e una batteria di 12 neon da 57W 150 cm sospesi al soffitto e facilmente regolabili in altezza.
Praticamente una serra riscaldata e illuminata.
I risultati 2007 sono stati strabilianti, le piante sono fiorite e hanno iniziato a far frutti prima che fosse tempo di portarle all’aperto!
Unico neo, il sovraffollamento a causa della crescita inattesa; alla fine non era quasi piu’ possibile entrare nella stanza per innaffiare.
Quest’anno coltivero’ meno piante, il problema quindi non si pone.

E’ mia intenzione portare le piante all’aperto prima possibile, appena non c’e’ piu’ rischio di gelate; piu’ o meno a meta’ aprile o ai primi di maggio (a Verona).
Lo scopo e’ limitare i problemi di esposizione al sole sfruttando il sole meno potente di aprile/maggio e la maggior adattabilita’ delle piantine giovani.
L’esposizione al sole deve comunque essere sempre graduale, pena scottature assicurate sulle tenere foglie.

Per tutte le piante utilizzero’ un impianto irrigazione automatico.
L’utilita’ non e’ tanto nella quotidianita’, un giro tra le piante e’ comunque utile e piacevole e innaffiando manualmente e’ piu’ facile adattare la quantita’ d’acqua alle esigenze di ogni singola pianta.
E’ pero’ importante disporre di un sistema di irrigazione automatico quando per qualsiasi motivo e’ necessario assentarsi.
Sul metodo migliore per innaffiare e’ difficile una parola definitiva.
Personalmente preferisco innaffiare dal basso, versando acqua nei sottovasi in quantita’ ridotta (tale che venga assorbita tutta nel giro di pochi minuti, senza ristagni).
Questo metodo e’ perfetto per piante riparate dalla pioggia (per esempio sul balcone).
Non si bagnano terriccio, tronco e foglie basse riducendo il rischio di malattie fungine.
E’ possibile utilizzare un getto d’acqua potente rendendo l’operazione molto veloce (3-4 secondi per pianta).
E’ pero’ scomodo per piante esposte perche’ in caso di pioggia abbondante e’ sempre necessario svuotare i sottovasi.
Inoltre in piena estate e’ necessario innaffiare anche due volte al giorno perche’ la quantita’ d’acqua fornita nei sottovasi e’ necessariamente limitata.
Il metodo e’ anche inadatto per ciotole molto grandi e piantine ancora piccole perche’ l’acqua assorbita dal basso difficilmente arriva fino alle radici.
(NB. L’acqua non ‘sparisce’ dal sottovaso perche’ le radici la assorbono, come molti credono, ma risale nel vaso per capillarita’ anche se nel vaso non c’e’ alcuna pianta).
Un grande chilehead sostiene che il miglior metodo di irrigazione e’ sul terriccio sopra il vaso utilizzando una pistola a spruzzo che mescola molto ossigeno all’acqua; per una parte delle piante utilizzero’ sicuramente questo sistema per vedere se effettivamente i risultati sono migliori.

Un aspetto importante e’ la produzione di semi puri (argomento di un prossimo articolo).
Per le piante piu’ importanti intendo iniziare la produzione gia’ in primavera; per ognuna di queste varieta’ coltivero’ una pianta a parte unicamente per i semi insacchettandola interamente con tessuto-non tessuto prima della fioritura.
In questo modo c’e’ tempo per correggere eventuali errori e c’e’ la certezza di maturare i frutti nati in isolamento.
L’esperienza dimostra che piu’ tardi, in giugno-agosto, e’ difficile far allegare i frutti in isolamento (a causa delle alte temperature nei sacchetti) e in settembre la produzione e’ gia’ a rischio; un ritardo nell’allegagione di frutti isolati puo’ creare molta difficolta’ per farli maturare e portare a semi poco vitali.

Per finire un cenno allo svernamento delle piante, con un periodo di quiescenza in ambiente protetto, ma non riscaldato, perdita delle foglie ed eventuale potatura in autunno o in primavera.
Secondo la mia esperienza non c’e’ alcun vantaggio in questa pratica.
La ripresa vegetativa a primavera e’ piuttosto lenta e non si riesce a far maturare frutti in anticipo rispetto
alle piante seminate in gennaio.
Inoltre le piante dell’anno precedente sono sempre meno vigorose di quelle nuove.

Diverso il caso di piante mantenute al riparo in ambiente luminoso e riscaldato, senza periodo di quiescenza; in questo caso si possono ottenere frutti maturi anche in gennaio.
Non ho esperienza di quanto una pianta possa sovravvivere in condizioni vegetative continue;
sicuramente una pianta nata in autunno in condizioni adatte puo’ crescere, fiorire e fruttificare fino all’inverno dell’anno successivo; oltre non so, ma ho una pianta importante (Bih Jolokia, Assam) in questa situazione e provero’ a farla vegetare anche nel prossimo inverno.

In ogni modo in dicembre un mese di pausa dalle fatiche e gioie della coltivazione e’ utile per riordinare le idee e ripartire con maggior entusiasmo per la nuova avventura 2008.

 

La coltivazione perfettaultima modifica: 2007-09-28T20:05:00+00:00da nagalone
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